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Black Box è un inseguimento di colori, una ricerca infinita di luce e prospettive.
Per quante strade possiamo percorrere ci ritroviamo sempre su quella principale. Non una strada qualsiasi, ma la trama da cui tutto ha inizio.
Dalla vita di Catherine Black prendiamo ogni aspetto, ogni sfumatura, e la trasformiamo in qualcosa di nostro. Ci ritroviamo sin dagli inizi alla ricerca della luce, anche quando siamo perfettamente consapevoli di aver bisogno dell’oscurità, tendiamo a trovare speranza e consolazione nella luminosità delle scene.
Quello che ci viene offerto è la possibilità di dare prima un’occhiata e poi entrare definitivamente nella vita di una neurologa continuamente trasportata altrove dal suo disturbo bipolare.
Catherine Black interpreta l’ambiente e al tempo stesso le sue emozioni. Mette insieme l’impeto e il vento, creando la sua esistenza, fatta di bellezza e magnificenza. Eppure a ogni sintomo positivo ne corrisponde uno altrettanto negativo, non c’è equilibrio né il bilanciamento perfetto tra bianco e nero, ci sono invece sogno e realtà, che dominano in maniera alterna e diventano estremi, ossessivi, maniacali.
Durante ogni piccola trama capolavoro di Black Box racchiusa in ciascun episodio, riusciamo ad avere una prospettiva privilegiata, sapendo tutto ma senza riuscire a ipotizzarne il finale.
Danziamo quotidianamente sulla trama dei nostri desideri, solo nella nostra testa, nel luogo in cui ci è permesso farlo, dove nascosti da tutti, siamo noi stessi e noi stessi rimaniamo. Senza alcun controllo, senza giudizi né permessi, ci è concesso scoppiare e rimanere feriti.
La vita di Catherine è il luogo della nostra mente che abbiamo creato per scoppiare in lacrime, allontanarci da tutti, per smaltire ciò che siamo e per digerire quello che per sopravvivere siamo costretti a fare.
Black Box ci fa conoscere una zona del nostro essere che altrimenti non avrebbe significato. Ci permette di essere sinestetici, di provare a lasciare spazio ai nostri impulsi, ascoltandoli e associandoli. Non c’è senso che rimane indifferente nel bipolarismo, così come nel presente non c’è istante che rimane solo e scollegato.
Può andare tutto in pezzi, ma in fin dei conti, il filo sottile che ha sempre tenuto tutto insieme sarà ancora lì. Catherine si arrende tantissime volte a questa sottile connessione e non importa quante cose possano cambiare, è da lì che riparte e che combatte.
Se non vi è mai capitato, provate ad immaginarvi mentre, attraverso la danza, la vostra danza, esprimete quello che dentro di voi imperversa. È la soluzione di Catherine Black e non può non essere anche la nostra. Quello che Black Box sottolinea è la tendenza a creare la danza dalle emozioni, a sentire la musica attraverso i sentimenti.
In questo caso è il bipolarismo a fare scuola. Non è la normalità a vincere, ma qualcosa di più. L’impeto della genialità e la volontà di accogliere la vita così com’è. Nitida e coloratissima.
Sarebbe riduttivo pensare a Black Box in termini di stagioni. Ogni episodio, ogni storia che viene affrontata in quaranta minuti, è un pezzo della vita di tutti noi, un imperfetto connubio tra quotidiano e straordinario.
Black Box si presenta come un prodotto a se stante. Tra l’originalità di The Mentalist e la creatività di Homeland, questa è una Serie Tv che va gustata e compresa in maniera soggettiva. È un quadro astratto che ha infiniti modi di indagine e infinite soluzioni.