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Se è vero che un libro non si possa giudicare dalla copertina, è altrettanto vero che si possa valutare in base al suo finale. Una grande storia è tale se vive in armonia fino in fondo con i presupposti iniziali, dal primo punto fino all’ultimo. La storia delle serie tv ha regalato spesso degli esempi incredibili di storie ben scritte, concluse però indegnamente. How I Met Your Mother è un ottimo spunto in questo senso, e Lost lo è a detta di molti. Breaking Bad no. Non rientra sicuramente nella categoria.
L’affermazione è categorica e al confine con l’indiscutibilità, perché il gusto è sempre una proiezione soggettiva, ma l’oggettività, talvolta, chiude ogni discorso alla radice. Breaking Bad è una grande storia che costruisce, stravolge ed infine rimette i tasselli a posto in un quadro surreale. L’ultimo episodio è il suo manifesto stilistico, al quale gli spettatori sono arrivati preparati grazie ad un’elaborazione controllata del lutto da fine serie. Sapevamo che sarebbe finita così. Lo sapevamo fin dall’inizio, in fondo. Però ci ha sorpreso lo stesso. Questa è la forza di un capolavoro: laddove si evitano le forzature, l’impatto dirompente dell’armonia nel caos riesce a spiazzare più di qualunque colpo di scena.
La 5×16 ci ha fatto sorridere, piangere, ci ha immerso in un horror vacui inevitabile a prescindere dalla gradualità con la quale ci siamo arrivati. E ci ha fatto pensare. Pensare tante cose. Venticinque, per l’esattezza.
25 cose che abbiamo pensato dopo aver visto l’ultima puntata di Breaking Bad

#1 – In Breaking Bad niente è casuale. Nemmeno una Volvo, la marca d’auto perfetta per un criminale con manie d’onnipotenza. Non ci credete? Provate a ricordare che auto guidava Gustavo Fring, poi ne riparliamo.
#2 – Felina. Felina, felina. Ma che diavolo vuol dire? FeLiNa. Ferro, litio e sodio. Sangue, metanfetamina e sangue. Si può riassumere un ultimo episodio e l’intera saga di Breaking Bad in un’unica parola formata da tre sigle? Sì, solo ed esclusivamente se ci si chiama Vince Gilligan.
#3 – Una volta superati i 50 anni, i compleanni di Walter White non sono mai stati casuali.
#4 – La sequenza dell’uccisione dei neonazisti è stata girata da Quentin Tarantino?
#5 – Le prime sequenze che vedono protagonista Jesse Pinkman nell’ultimo episodio sembrano uscite da uno spot della Mulino Bianco. Con la differenza che il nostro protagonista è in realtà incatenato e Antonio Banderas parla invece con le galline. Le storie del mondo sanno essere incredibilmente ingiuste.
#6 – Avevamo conosciuto un professore di chimica particolarmente impacciato, uno zio Gianni che ognuno di noi ha in famiglia. Abbiamo apprezzato un uomo capace di riprendere in mano la propria vita nel momento in cui ha scoperto che stava per finire. Abbiamo visto Jurgen Klopp, alla fine. A sorpresa.
#7 – D’ora in poi, quando saremo in una caffetteria, prima di scegliere il dolcificante per il tè, ci penseremo una volta in più. Ci guarderemo intorno, verificheremo che Walter White non sia presente e alla fine opteremo lo stesso per lo zucchero. Anche se quel genio è morto.
#8 – Live free or die. A prescindere dalle conseguenze, affrontando le conseguenze.
#9 – Non esiste una grande impresa senza una buona dose di fortuna. Solo vedendo le cose in quest’ottica, risulterà credibile la buona riuscita dell’ultimo piano di Walter White. E di tutti gli altri.