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Italia, patria di santi, poeti, navigatori e democristiani. Anche di creatori di serie tv esportabili all’estero? Insomma, a corrente alternata. Se si esclude l’universo Sky, capace di dare vita a produzioni televisive dal sapore internazionale (“Gomorra”, giusto per citare l’esempio più eclatante), il quadro complessivo è deprimente. C’è qualche goccia nel deserto (“Il commissario Montalbano”) e poco altro. Qual è il problema? Le serie tv italiane sono troppo “italiane” (Dio, uno che primo o poi sarà protagonista di una fiction Rai in due puntate interpretata da Beppe Fiorello, porti in gloria Stanis La Rochelle). Non solo: le fiction italiane sono povere, standardizzate e obsolete. Basta così? No, l’analisi è appena iniziata, i punti chiave sono cinque.






