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Avviso per i deboli di cuore: in questo articolo non parlerò d’amore, di felicità o di personaggi trionfanti. Non vi strapperò una risata, perché sto per addentrarmi nell’analisi di una sensazione ben definita: la solitudine. La solitudine che isola dal mondo, la solitudine provocata dal dolore o dal peso di un segreto da mantenere. Insomma, quella sensazione totalizzante di non avere nessuno. Se avete continuato a leggere, il cuore non vi manca: ecco come abbiamo visto rappresentata la solitudine attraverso 5 personaggi, da Elliot di Mr. Robot a Danielle Rousseau di Lost. Vi avevo avvisati, giusto?
1) Danielle Rousseau, Lost: la solitudine che provoca pazzia

Avete mai immaginato come sarebbe essere soli su un’isola (deserta), consapevoli di non poter andare via? Ecco, quando in Lost è comparsa Danielle Rousseau io me lo sono chiesto. Mettiamoci nei suoi panni: è una scienziata che sta svolgendo una ricerca, è incinta, naufraga su un’isola assieme al suo equipaggio di ricercatori e per una serie di strani eventi si ritrova a doverli uccidere tutti perché infetti. Rimane sola su quest’isola, dà alla luce la sua bambina che però le viene rapita poco dopo. Non le resta che cercare soccorso attraverso un messaggio radio. Dopo tutto ciò, Danielle rimane sola sull’isola per 16 anni. Sì, 16 anni, e con il dolore del rapimento della sua bimba neonata. Una persona normale impazzirebbe, e questo è esattamente quello che è successo. Il suo completo isolamento nell’isola di Lost, un ambiente così sconosciuto e ostile, l’ha portata alla deriva mentale. Difficile provare a immaginare come ci si potrebbe sentire in una situazione così. E’ sicuramente il tipo di solitudine che fa più paura, e Lost ce lo mostra: la solitudine fisica, perché attorno a te non c’è anima viva. Ed è così che il suo personaggio ci viene presentato in Lost: lo sguardo di Danielle è assente e offuscato, farfuglia parole confuse. La prima volta che vede un umano è sconvolgente per lei, e ne ha ben motivo dopo 16 anni!