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Squid Game è la serie del momento, dell’anno, del decennio. La portata di questo prodotto creato e distribuito da Netflix è letteralmente immensa se si considera che è nato soltanto un mese fa ed è già presente in maniera così prepotente nelle nostre vite. In alcuni casi, fin troppo prepotente. Quel che sta succedendo nelle scuole di tutta Europa (prima in Belgio, poi nel Regno Unito, ora anche in Italia) è un campanello d’allarme troppo grande per essere ignorato, e il fatto che i racconti inquietanti si moltiplichino non è per nulla un buon segno.
Già ieri abbiamo parlato di come sia nata una petizione per censurare la serie in Italia, petizione diretta alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza dalla Fondazione Carolina. La Fondazione Carolina è, per chi non lo sapesse, una onlus dedicata a Carolina Picchio, la prima vittima certificata di cyberbullismo in Italia. La ragazza si tolse la vita nel 2013 per l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza, alcuni suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali.
La petizione sta ottenendo sempre più consensi, specie perchè la deriva violenta di emulazione di Squid Game non accenna a fermarsi. Le ultime notizie arrivano dal Piemonte, più precisamente da una scuola media torinese, dove la sfida a tema Squid Game era quella di provare a capovolgere astucci e righelli, con i ragazzi si prendevano a schiaffi tra di loro.
Le denunce provenienti dalla scuola media torinese si aggiungono ad altre denunce provenienti addirittura da scuole elementari: ‘giocare a Squid Game’ è diventata un’abitudine malsana di molti bambini e giovanissimi, ed è ovvio che la situazione vada fermata. Più che ‘spegnere’ la serie, però, è chiaro che la soluzione migliore sarebbe quella di un maggior controllo dei genitori sui propri figli: se si arriva così facilmente a derive così pericolose in fasce d’età così basse, significa che Squid Game è davvero l’ultimo dei problemi.