Un Medico in Famiglia e Boris sembrano due serie molto distanti tra loro, ma se ci pensate bene sono intrinsecamente unite da un anello di congiunzione: Pietro Sermonti
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Ricca di personaggi e citazioni iconiche rimaste nella memoria dei fan, Boris è ritornata, dopo un’assenza di ben 12 anni, su Disney+ con la sua quarta stagione (qui la recensione del ritorno della fuoriserie italiana).
Nel cast, insieme a Francesco Pannofino, Carolina Crescentini, Caterina Guzzanti, Ninni Bruschetta e tanti altri, troviamo anche Pietro Sermonti, il volto di Stanis La Rochelle che, prima di approdare nel mondo di Boris aveva già iniziato a prendere parte a un progetto molto seguito e amato dal pubblico italiano, la fiction Rai: Un Medico in Famiglia.
In un’intervista con il podcast Tintoria condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone, Pietro Sermonti racconta di aver inizialmente vissuto con un certo snobismo la sua partecipazione a Un Medico in Famiglia:
“È stata una grande scuola di improvvisazione, per fortuna la prima serie è andata bene e io ricevevo un sacco di lettere. Da imbecille mitomane mi convinsi di poter combattere il sistema da dentro. Mi dissi ‘ok, adesso io vi dico quanto è brutto questo medico in famiglia che guardate’. A tutte le persone che mi chiedevano un autografo, chiedevo un autografo di riflesso. Avevo uno scatolone enorme, pieno di autografi. Capii dopo poco che era una stupidaggine e che io ero proprio str***o, nel senso che, al di là di quanto pensassi del racconto di Un Medico in famiglia, se incontro una ragazza di Brindisi di 14 anni che si è emozionata tanto a vedere quella cosa, perché dovrei provare a spiegarle che è sbagliato? Sei una m***a, mi dicevo. E soprattutto, a quel punto, non lo fare. Però ci ho messo un po’ a capirlo e col tempo ho scoperto, per assurdo, che ci sono tante persone in questo paese che hanno scelto di fare medicina per quella fiction. Persone che al tempo erano adolescenti e oggi mi incontrano dicendo che fanno quel mestiere per colpa mia”.
Sermonti continua spiegando così il suo scetticismo:
“Non era il mio genere, io volevo fare il critico, ero un cinefilo snob, non avevo la televisione, non era una cosa che mi interessava, nemmeno la fotografia. Ma come palestra d’attore è stata eccezionale. Quella cosa un po’ sprezzante di sputare nel piatto dove ho mangiato ho capito che non era giusta”.
Boris ha permesso a Pietro Sermonti di prendersi in giro
Il ruolo di Guido Zanin si è poi intrecciato temporalmente con quello di Stanis La Rochelle in Boris.
“Dopo la seconda [stagione di Un medico in famiglia a cui Sermonti ha preso parte] inizia il mondo di Boris che è stata una svolta perché io mi sono potuto prendere in giro, che è una cosa incredibile. Ma nonostante Boris, io sono tornato di nuovo a fare Un Medico in Famiglia, prendendomi tutti i soldi che non mi avevano dato. Siccome questa sesta stagione era andata bene, mi dissero che non potevo andarmene. Io a quel punto chiesi di morire definitivamente, perché se non muori prima o poi rispunti fuori. Pare che il mio personaggio sia morto in Africa, un po’ à la Stanis.“