ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILERS dell’ultimo episodio della prima stagione di Paradise.
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Nulla è quello che sembra. Paradise lo mette in chiaro fin da subito, eppure cadiamo per ben due volte nella trappola tesa da Dan Fogelman (già creatore di This is Us). La prima avviene a inizio stagione, quando la storia di Xavier Collins sembra seguire alla lettera tutti i cliché dell’action movie americano. La seconda nel finale di stagione, dove l’identità del killer viene rivelata e noi ci sentiamo dei gran stupidi.
Se non avete ancora avuto modo di guardare Paradise, vi consigliamo caldamente di farlo perché Disney+ ha davvero sfornato uno show che merita tutta la vostra attenzione. E per ben tre motivi. Il primo è la brevità. Paradise strizza l’occhio alla serialità degli anni Duemila, ai procedural in chiave thriller in cui ogni episodio serve alla risoluzione del caso. Si trattava, ai tempi, di produzioni dai circa 22 episodi a stagione, della durata media di 40 minuti. La serialità dilatata è ormai finita da un pezzo e da 22 siamo ormai arrivati a stagioni che durano tra i 10 e i 13 episodi.
Gli 8 episodi di Paradise rappresentano anche uno dei suoi punti di forza. La narrazione è condensata, i personaggi delineati in maniera chiara fin dal primo episodio. C’è un’urgenza effettiva che supera il contenuto e si trasmette anche nella forma di questa serie tv.
Paradise è una corsa contro il tempo. Chi ha ucciso il Presidente? La domanda scoperchia un vaso di Pandora dal contenuto catastrofico ed questo il secondo motivo per cui vale assolutamente la pena di vedere lo show. La formula del “whodunnit” si lega qui a doppio filo a ben due enigmi: cosa è accaduto al Presidente e cosa è accaduto al mondo. Dan Fogelma torna a utilizzare flashback e plotwist per creare una storia che intreccia passato e presente senza stacchi bruschi. Ogni azione avvenuta ieri coincide con una reazione nell’oggi. Il primo episodio della serie mostra l’inconfondibile marchio di fabbrica del suo showrunner. La vicenda lineare con cui si apre la prima puntata si conclude, invece, con un colpo di scena che rimette in discussione ogni cosa e chiunque. A partire proprio dal suo protagonista.

L’omicidio del Presidente Brasford è solo la punta dell’iceberg di un dramma a tinte distopiche che mescola thriller e sci-fi. Una serie tv che ci parla con assoluta e agghiacciante onestà del futuro che ci aspetta. La comunità di Paradise è uno specchietto per le allodole, un medicinale scaduto che ormai non riesce più a tenere a bada i sintomi. La cancrena si diffonde. Era solo questione di tempo. Non è possibile dimenticare il mondo fuori, quello che i potenti hanno lasciato a marcire, quello che Sinatra non ha alcuna intenzione di salvare. Lo stesso Xavier lo aveva dimenticato per un po’ di tempo. Seppur ancor in lutto per la morte della moglie, in qualche modo stava andando avanti costruendosi una routine in quel paradiso scavato dentro una montagna.
La morte del Presidente, però, è davvero la miccia che permette all’incendio di divampare.
Il titolo dell’ottavo episodio “The Man Who Kept the Secrets” fa riferimento a ben tre personaggi le cui vite sono irrimediabilmente interconnesse. Il primo è Bradford, che ha mantenuto il segreto della catastrofe imminente reggendo sulle proprie spalle il destino di milioni di vite. Il secondo è Sinastra, crudele e insensibile, che ha nascosto la verità a tutta Paradise. Il terzo e ultimo è Trent, il killer ma anche l’uomo che ha lavorato ai progetti per la città sotterranea.
Xavier riesce finalmente a decodificare il numero riportato sulla sigaretta. Si tratta di un indizio lasciato da Bradford e che porta l’agente Collins a scoprire tutte le azioni terribili orchestrate da Sinatra. Nel libro nascosto in biblioteca, Xavier trova tutte le trascrizioni, gli appunti e persino alcune importanti indicazioni su come lasciare Paradise. Flashback agli anni in cui erano in corso i lavori per costruire la città sotterranea. A capo dei lavori facciamo la conoscenza di Trent, un uomo buono, onesto che non riesce ad accettare la cruda verità che gli operai siano trattati come sacrificabili per gli interessi dei più ricchi. Esposti a fumi tossici, gli operai del cantiere si ammalano e muoiono in breve tempo. Trent lo fa presente, ma nessuno lo ascolta né tantomeno fa qualcosa.
Così l’uomo si convince che la causa di tutto sia Bradford e decide di assassinare il Presidente.
Il piano fallisce, lo abbiamo visto noi stessi nei primi episodi, e Trent finisce in carcere. Durante la catastrofe globale, in galera si scatena un rivolta. Trent fugge, uccide due persone innocenti che erano sulla lista per Paradise prendendo il loro posto. Passa del tempo e l’uomo, come confessa lui stesso a Xavier, finisce per abituarsi alla nuova normalità, dimenticando il vecchio mondo e chi lo popolava. Ma basta uno sguardo al Presidente, capitato per caso nella sua biblioteca in cerca di informazioni, per far affiorare nuovamente tutti i ricordi delle ingiustizie subite e degli amici morti a causa del progetto.

Bradford paga per i peccati di Sinatra, ucciso da un uomo che non ha mai visto prima e che non conosce minimamente.
Non sa per chi o cosa stia morendo ed è questa la parte più tragica. Pensare che, in fin dei conti, sia stato proprio lui l’unico ad avere a cuore la gente umana prima della catastrofe, tanto da avvertirli in tempo per dire addio alle persone amate. La stagione si chiude su una nota molto amara che lascia Sinatra impunita e Jane a piede libero. Xavier, invece, conscio ormai che la moglie sia in realtà viva e chissà dove, decide di avventurarsi al di fuori di Paradise per ritrovarla e portarla a casa.
Al termine di queste otto settimane, che somme possiamo dunque tirare? Sinceramente, Paradise è stata una delle sorprese di questo 2025. Uno show per nulla pubblicizzato, che è riuscito a coinvolgere il suo pubblico con un solo primo episodio bene assestato. E si, ci sono stati dei momenti di tentennamento, ma mai tali da inficiare sulla visione complessiva. Paradise è un political, è un dramma sociale ed è, allo stesso tempo, uno sci-fi non poi così distopico. Ai personaggi, Fogelman lascia l’arduo compito di raccontare le ingiustizie sociali, nonché il classismo del mondo contemporaneo. Xavier, Bradford e Sinastra sono figure complesse che travalicano il semplice concetto di tipi umani. Sono i portavoce di una piramide sociale precisa e schematica. Laddove Bradford crede fermamente nei rapporti umani, confidando nel prossimo, Sinatra sceglie invece la via del controllo e della manipolazione delle masse.
Bradford vorrebbe creare una democrazia, ma si ritrova inconsapevole burattino nell’oligarchia orchestrata da Sinatra.
Una seconda stagione è già stata annunciata, e si vocifera che una terza sia già nei piani. Dopo aver esplorato i confini all’interno di Paradise, il naturale proseguo sarà vedere cosa sia accaduto nel mondo fuori nel frattempo. Inoltre, molte domande rimangono ancora irrisolte e ci sono dinamiche che sarebbe interessante vedere approfondire. Insomma, stay tuned!