Rocco Schiavone 6 insegna come si scrive una Fiction che si divide tra il drama e il crime. Lo insegna da sei stagioni, ma con questa seconda puntata (disponibile su RaiPlay) lo ha insegnato forse ancor più del solito. Di solito, tutta l’attenzione si concentra sulla trama orizzontale, com’è anche giusto che sia. D’altronde, è quella che continua anche quando la narrazione dell’episodio giunge al termine. E’ la costante di tutti gli episodi e, molto spesso, anche stagioni.
Ma Rocco Schiavone 6 in questa seconda puntata ha restituito profonda importanza anche alla trama verticale, facendo sì che questa non fosse soltanto un espediente narrativo per ‘portare a casa’ un caso da risolvere. Che non fosse solo una pausa dalla vita personale di Rocco Schiavone. Questa seconda puntata è stata molto, molto di più. E, se possibile, è stata anche una delle puntate più difficili da mandar giù fin da quando Rocco Schiavone è diventato una realtà. Di solito le Fiction (o in generale le Serie Tv, come potrete vedere qui) andando avanti rischiano di sbiadirsi, di perdere la forza narrativa che le aveva rese così grandi all’inizio. Ma questo non è il caso di Rocco Schiavone, che ogni anno torna ancor più lucida e forte. Che ogni anno ri-conferma il suo altissimo livello, imponendosi sempre di più come una delle migliori Fiction Rai di sempre.
Rocco Schiavone 6 torna in prima serata con un secondo episodio difficilissimo che fa luce su una realtà che vorremmo avere il potere di cancellare
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Tratta dal romanzo Le Ossa Parlano di Antonio Manzini, la seconda puntata della sesta stagione arriva su Rai Due con delle radici solidissime. Il romanzo in questione è infatti considerato uno dei più difficili da mandar giù dell’autore che ha reso il personaggio di Rocco Schiavone una realtà. E questa difficoltà è evidente, in questo secondo episodio. Lo è fin dall’accenno. Fin dalla notizia del ritrovamento di ossa umane che, come si scoprirà presto, appartengono purtroppo a un bambino. Una notizia sconvolgente, questa, che immediatamente immobilizza per un attimo Schiavone. Ma dopo quell’istante in cui tutto resta immobile, poi ci si sveglia. Si scatta. Si cerca una qualsiasi forma di giustizia per un atto deplorevole e disumano che ci fa sentire solo impotenti e piccoli di fronte alla disumanità.
Più si va avanti, e più si comprende l’entità e la gravità di quanto accaduto. Andando avanti con le indagini, infatti, Schiavone capisce a chi appartengano i resti umani ritrovati. Si tratta di Mirko Sensini, un bambino scomparso sei anni prima nella città di Ivrea. Cercare di capire che cosa si nasconda dietro questo simile abominio è più complesso del previsto, e Schiavone dovrà lottare contro le tracce cancellate dal tempo nel corso di questi sei anni. Ma questo episodio, come anticipato, non conosce limite al peggio umano. In ogni scena di più si cade infatti ancor più negli abissi, arrivando a scoprire mondi nascosti, terrificanti e disumani.
Nel corso delle indagini, Schiavone viene infatti a conoscenza di raccapriccianti chat che si nascondono nel mondo del dark web. E man man che la verità avanza, la fiducia – già precaria – nei confronti di una qualsiasi forma di giustizia cede sempre di più. Negli occhi della famiglia di Mirko vede quella sofferenza che lui conosce bene e che da anni cerca di addomesticare. Per questo Rocco lo sa bene: niente potrà mai colmare quel vuoto che quella madre sta portando dentro di sé da sei anni, ma si può cominciare a convivere con quel macigno scoprendo la verità di quanto avvenuto. La stessa cosa che Rocco cerca di fare fin da quando Marina è stata uccisa, lasciandolo solo in un mondo disumano.
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La seconda puntata di Rocco Schiavone 6 non raggiunge una verità. La pista che Schiavone stava percorrendo si rivela infatti un buco nell’acqua. Per scoprire che cosa sia davvero accaduto, e probabilmente per vedere finalmente quel minimo di giustizia, dovremo attendere la prossima puntata che sarà incentrata sulla seconda parte del libro Le Ossa Parlano. Un esempio, questo, dell’immensa cura dei dettagli e della profondità di questa Fiction. Come dicevamo inizialmente, Rocco Schiavone 6 – come aveva già dimostrato – restituisce importanza e voce anche alla trama orizzontale, e comprende l’importanza di alcuni temi che non possono essere affrontati in 100 minuti con la fretta e la velocità de tempi televisivi.
Com’è solita fare, Rocco Schiavone si prende dunque tutto il tempo necessario affrontando gradualmente e con la giusta importanza una delle puntate più dolorose mai viste all’interno della Fiction. Perché questo non è soltanto un caso da risolvere. Non è un espediente per mandare avanti la puntata tra carriera e vita privata: è qualcosa che esiste davvero. Un orrore che rende il posto che abitiamo un inferno in terra. Rocco Schiavone 6 si mostra all’altezza di un compito di questo calibro, riuscendo a trattare con umanità la disumanità del caso affidato al protagonista. Lo fa talmente bene che, dopo la puntata, si resta per un attimo immobili a pensare. Si fanno i conti con un magone e un nodo in gola difficili da mandar giù. Rocco Schiavone 6 lo ha ri-fatto: ci ha incollati di nuovo di fronte allo schermo, facendoci sentire il dolore che provano i protagonisti.