Una buona serie è fatta da un insieme di fattori, diversi tra loro, ma ugualmente importanti: trama coerente, storia interessante, regia accattivante, buona – se non ottima – recitazione… Ma soprattutto buona scrittura.
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Quest’ultimo parametro è essenziale. Una buona scrittura, infatti, significa dialoghi brillanti, scene (anche mute) interessanti e piene di significato. La bravura degli attori, del regista, dei montatori non basta se la scrittura è carente.
Non a caso nelle serie tv l’importanza dello sceneggiatore è riconosciuta (non tanto in Italia, quanto in Inghilterra, America e altri Paesi) perché mentre il regista può cambiare anche a ogni episodio, lo showrunner (il capo-sceneggiatore) e i membri della sua crew solitamente sono sempre gli stessi.
Detto questo, ci sono serie che brillano proprio per la sceneggiatura particolarmente efficace. Ne ho selezionate cinque che possono essere interessanti per chiunque sia appassionato di buona scrittura. Oltre che di serie tv.
LOST

Ammetto di averla recuperata solo da pochissimo, ma Lost è un must non solo per chiunque voglia studiare sceneggiatura, ma anche per un “semplice” appassionato di serie tv o per un fruitore occasionale. La serie infatti è ormai antologica: sul suo modello si sono costruite tantissime serie TV, tra le ultime Quantico (ma con scarsi risultati).
Ogni episodio è incentrato su un personaggio, di cui si raccontano i frammenti di passato tramite flashback e le vicende sull’isola. Ma questo non mette in ombra gli altri personaggi che pure sono attivi e intervengono nell’azione.
La trama è a dir poco geniale: già la combinazione di paranormale e racconto d’avventura spiazza, ma ogni cosa è collocata con precisione e tutto porta verso il finale, QUEL finale. Ne ho sentite di tutti i colori sul finale, ma a parte la costruzione vagamente trash dell’ultima scena, è probabilmente l’unico possibile (e coerente) per una storia del genere.
Da premettere, inoltre, che secondo le dichiarazioni di Javier Grillo-Marxuach, co-sceneggiatore delle prime due stagioni, il finale era già stato deciso durante la stesura della prima stagione e tutta la storia virava proprio verso quella conclusione. Solo i personaggi di Jacob e del Man in Black sono stati aggiunti in corso d’opera, ma in maniera coerente, anche se forse un po’ troppo pieno di significati biblici. Probabilmente l’idea è venuta ai creatori grazie a quei due scheletri adagiati nella caverna e definiti da John Locke: ‘i nostri Adamo ed Eva’. Ci sei andato molto vicino, John.
Insomma, sceneggiatura ottima e Lost promosso a pieni voti dall’inizio alla fine. Unica pecca, l’episodio 3×09, nonsense puro, tanto che gli stessi autori si sono pentiti di averlo scritto: Jack in Thailandia (forse) per turismo sessuale… Bah! Almeno hanno ammesso di aver fatto un errore e non è da tutti.
A livello tecnico, l’alternanza tra presente e passato permette non soltanto di conoscere meglio i personaggi, la loro storia e a definire il loro carattere, ma anche di rendere più dinamica un’azione che rischiava di diventare soffocante e claustrofobica, come l’isola su cui i nostri eroi sono atterrati. Loro non possono lasciare l’isola, ma noi sì. I flashback servono proprio a questo, oltre che ad alleggerire la tensione e a darci un contatto con la realtà che conosciamo, con la lucida razionalità che Jack tanto ama.