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8 Serie Tv che hanno segnato profondamente la golden age televisiva

Una delle migliori serie tv di sempre, Game of Thrones

Una delle migliori serie tv di sempre – Mad Men

Un'immagine del protagonista Don Draper in Mad Men, una delle migliori serie tv di sempre
Credits: AMC
  • In onda dal 2007 al 2015.
  • Distribuita da AMC.
  • Disponibile su Netflix e Lionsgate+.

“Nessuno l’ha mai imitata davvero perché è semplicemente troppo difficile realizzare ciò che aveva realizzato. Si è distinto fin dal primo episodio come un dramma per adulti che non era un crime. Altri contendenti della Golden Age, I Soprano, The Wire, Breaking Bad , potevano sempre ripiegare sui comfort food del genere poliziesco, ravvivando un episodio con una sparatoria o una scena di inseguimento. Mad Men no”. Il passaggio appena riportato è tratto da un bel pezzo del 2017 di Rob Sheffield per Rolling Stone. Qui si celebrava l’importanza di Mad Men a distanza di dieci anni dalla prima messa in onda. Il titolo è un chiaro indizio del perché ne stiamo parlando in questa sede: “Perché Mad Men è ancora un successo della Golden Age”.

Creata da Matthew Weiner, autore che in precedenza era stato uno degli sceneggiatori de I Soprano, Mad Men occupa un posto speciale all’interno di questo listone. Merito di una scrittura meticolosa che ha scavato a fondo nella personalità e nella psiche dei suoi personaggi, di un protagonista antieroistico con un fascino inimitabile e un tumulto interiore altrettanto suggestivo (Don Draper) e di molto altro.

Mad Men, ambientata in un’importante agenzia pubblicitaria newyorkese, è una storia molto americana, ben distante dai cliché e dalle narrazioni più standardizzate.

È lo spaccato globale di un Paese che aveva vissuto un decennio, gli anni Sessanta, tra successi sfavillanti e crisi sotterranee che la serie mette a nudo. Un dramma storico di natura enciclopedica che affronta temi chiave come il sessismo, razzismo, alcolismo e la crisi dell’American Dream con un approccio originale, intenso sul piano emotivo e poggiato interamente sulle spalle di una scrittura attenta che non cerca mai le vie d’uscita più immediate.

Il percorso di Mad Men, lungo sette stagioni, è lento e cadenzato, consapevole della propria forza ed esteticamente straordinaria. Una serie curata con grande meticolosità in ogni dettaglio. Una serie leggendaria che non ha mai avuto bisogno di grande azione o di colpi di scena clamorosi. Quando si scrive così e si creano dei personaggi del genere, le priorità diventano altre. Mad Men non gridava mai, ma sapeva farsi sentire. E quando lo faceva, lasciava il segno

Breaking Bad

Walter White in un iconico momento di Breaking Bad, una delle migliori serie tv di sempre
Credits: AMC
  • In onda dal 2008 al 2013.
  • Distribuita da AMC.
  • Disponibile su Netflix.

Eccola, l’ipotetica conclusione della golden age televisiva. Vero o meno che sia, è innegabile che esista un pre e un post Breaking Bad. Una chiusura del cerchio aperto da I Soprano. La sua erede più naturale, da moltissimi punti di vista. Una serie tv che a distanza di dodici anni dalla sua fine propone degli standard qualitativi quasi irraggiungibili, se non da casi isolatissimi (il suo spin-off Better Call Saul, per esempio). Una delle migliori serie tv di sempre, grazie all’indimenticabile racconto di un professore di chimica che si reinventa criminale d’alto profilo per riscrivere le pagine più insoddisfacenti della sua vita. Servirebbe un pezzo a se stante per definire i crismi che fanno di Breaking Bad un capolavoro oggettivo, ma è giusto offrire un contesto all’altezza all’interno del percorso dedicato alle serie che hanno segnato la golden age televisiva.

Creata da Vince Gilligan, si distingue per una cinematografia eccelsa, inquadrature peculiari e una notevole attenzione ai dettagli visivi.​

Il simbolismo cromatico e delle immagini restituisce una spiccata profondità al racconto, rendendo ogni episodio visivamente coinvolgente. Al centro del racconto, un antieroe magnetico e imprevedibile. Il motore dell’azione con una saga personale complessa e controversa, tale da aver creato empatia e repulsione nella stessa misura. Sentimenti contrastanti, coerenti col percorso di un personaggio che ha riscoperto se stesso ridefinendo i confini tra il bene e il male. Una fenice ambigua in cui si ha paura di riconoscere certe costanti universali, mentre il buio soffoca la luce passo dopo passo.

Una discesa negli Inferi dai tratti inquietanti, complice nel portarci a riflettere sull’incidenza delle circostanze sull’emersione di una versione più sincera di se stessi. Breaking Bad è questo e moltissimo altro: un capolavoro dal primo minuto, unica e inimitabile. Con un ultimo spunto che segna a sua volta un periodo storico pressoché irripetibile per il mezzo televisivo: era in onda sulla AMC negli stessi anni di Mad Men e The Walking Dead. Quando Bryan Cranston vinse l’Emmy come miglior attore protagonista nel 2014, sconfisse, tra gli altri, Jon Hamm (Mad Men), Matthew McConaughey e Woody Harrelson (True Detective), Jeff Daniels (The Newsroom) e Kevin Spacey (House of Cards). Wow.

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