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Sfogliando il catalogo Netflix, tra i correlati di Grimm e Supernatural, spunta fuori una Serie Tv dai contorni horror, la cui resa non è proprio “eccellente”.
Ideata, diretta e interpretata dal regista afroamericano Mario Van Peebles, Superstition è una Serie Tv calata in un’ambientazione horror con elementi esoterici e cast tutto black. Al centro della narrazione vi è un’epopea familiare drammatica e non ben sviluppata, che sin dall’inizio prende sottogamba il genere di cui vuole far parte.
La trama ruota intorno alla famiglia Hastings e alla loro principale attività di agenzia funebre e gestione del piccolo cimitero della cittadina americana di La Rochelle, in Georgia. Durante un funerale organizzato da Bea Hastings (Robinne Lee) e suo marito Isaac (Mario Van Peebles), torna dal passato il loro figlio Calvin (Brad James), scomparso circa 16 anni prima, dopo essere fuggito per arruolarsi nei Marines.
Già dal primo episodio si capisce che il loro lavoro è solo di facciata. Quel che conta realmente di più è quello che c’è dietro. Infatti il loro rapporto con l’aldilà non si ferma alla cura dei morti di giorno, ma danno la caccia a streghe, demoni e spiriti durante le ore notturne. Uno dei primi mostri presentati come avversari della famiglia, è un temibile demone chiamato La Falce (W. Earl Brown), pronto a tutto pur di ammazzare il cacciatore che lo perseguita.
Scopriamo infatti che Isaac non è un essere umano qualsiasi. In realtà, è un guerriero saraceno devoto a combattere tutte le creature infernali sin dalle Crociate.
Dopo essere sopravvissuto a migliaia di battaglia cruente, si stabilisce in Georgia per metter su la famiglia che fa parte appunto della trama principale della Serie Tv. Intorno al tema della famiglia infatti ruotano tutte le vicissitudini dei personaggi. Appare subito palese che il rapporto tra padre-figlio, Isaac e Calvin, si riproduce poi sulla successiva generazione, ossia Calvin e la figlia adolescente Garvey (Morgana Van Peebles).
Si crea così un ciclico modello di rapporto genitoriale che rende noioso e rallenta il ritmo della Serie Tv. Non sono da meno le rispettive controfigure femminili: le mamme, Bea e May (Demetria McKinney), sono dedite alla protezione dei propri cari, caratterizzate da un forte temperamento e indipendenza, e levigano il contesto familiare minato da caratteri maschili spigolosi e perennemente sotto minaccia di morte.
Il genere di cui fa parte Superstition, attinge a piene mani all’eredità di quella tipica fiction horror-action in voga negli anni ’90, come Buffy, senza però aggiungere alcuna innovazione.
Essendo una serie concepita e prodotta ben 20 anni dopo, ci si aspettava uno sviluppo migliore di quello degli archetipi originali. Purtroppo le aspettative sono state deluse, e lo mostra l’elemento esoterico che fa da base allo show. Legato alla cultura pop della magia, l’esoterico viene sviluppato secondo un mix di credenze di svariati paesi ed epoche, senza un filo logico a tenerle insieme.
L’attuazione rasenta la superficialità, con messe in scena di movimenti di mani correlate da formule recitate che sanno un po’ da film di serie B. A non sollevare poi lo spirito della serie, lasciano perplessi anche gli effetti speciali e le poche scene splatter. Sullo stesso filone si muove poi la regia, la recitazione e la definizione dei personaggi piatti. Soprattutto, non aiuta poi il panorama attuale dei prodotti per il piccolo schermo. Ormai il livello è talmente alto che show come questo stentano a farsi strada già a livello creativo di partenza.