Il seguente articolo contiene SPOILER su Zero Day.
Zero Day è un’opera mastodontica. Un cast da red carpet e una scrittura sobria ed elegante che fa spesso dimenticare di trovarsi di fronte a un thriller semi distopico. Sono soltanto due delle caratteristiche principali di una serie che si candida fortemente a essere tra le più grandi di questo 2025 (potete recuperarla qui). Netflix l’ha fatta davvero grossa, ma i presupposti c’erano tutti e le aspettative sono state ampiamente ripagate. D’altronde quando si scommette sui cavalli di razza la vincita è molto più abbordabile. Ma al di là dei convenevoli – che potrebbero risultare banali leggendo i pregiati nomi del cast – Zero Day ci ha stupito per tanti motivi. La cosa più impressionante di questa serie è che è riuscita a descrivere una realtà tremendamente verosimile senza far credere a chi l’ha vista di trovarsi in mezzo al più pessimistico degli scenari. E non era semplice. La nostra recensione.
Zero Day ci mette pochissimo a catturare l’attenzione
Cosa c’è di più immediato di Robert De Niro che deve affrontare un attacco informatico senza precedenti che sconvolge gli Stati Uniti? Così su due piedi, davvero poco. Zero Day parte proprio da qui. Un improvviso attacco hacker – rivendicato con un inquietante messaggio – manda completamente in tilt l’intera rete nazionale, provocando un effetto domino di disastri. E così la Casa Bianca si trova a dover rispondere immediatamente all’attacco, che prende il nome di Zero Day: quando tutto ebbe inizio. Ma non si tratta dell’ennesimo hashtag in tendenza su X, o meglio, non come vorrebbero farci credere. E’ davvero il giorno zero, il giorno in cui gli Stati Uniti ripartono verso una nuova scioccante verità. La presidente Mitchell (la prima presidente donna), deve identificare un responsabile il prima possibile. Ma il motivo per cui questo debba avvenire è un tema a sé.
La cronistoria di Zero Day ci fa capire come di fronte all’ignoto, anche i colossi perdono completamente ogni certezza. Il caos iniziale è dato da una corsa contro il tempo inevitabile: trovare un colpevole da dare in pasto alla stampa e, soprattutto, alla nazione. I nemici invisibili non sono mai piaciuti a nessuno – soprattutto agli americani – ed è così che il primo sospettato è immediatamente il Cremlino. Tutta questa banalità però non convince per niente l’ex presidente George Mullen, leader mai dimenticato dal popolo americano. La sua influenza è talmente importante che la stessa presidente Mitchell decide di affidargli la guida di una speciale task force per indagare sull’accaduto. La corsa contro il tempo si fa sempre più serrata, e mentre il caos divampa nelle case degli americani, Mullen adotta subito le maniere forti. Questi è totalmente inconsapevole che la sua ricerca lo condurrà nel cuore di un complotto che minaccia di destabilizzare gli equilibri dell’intera nazione.
Robert De Niro, come sempre, è l’attrazione principale della giostra: il suo personaggio è perfetto per lui
Non c’è bisogno di soffermarsi sul livello di maturità di un mostro sacro come De Niro. Ma George Mullen sembra essere un abito cucito su misura per lui. Un attore del suo calibro deve necessariamente sentire il peso delle responsabilità sulle sue spalle, così come il presidente Mullen. E ciò che li accomuna maggiormente è proprio il passato che condividono, fatto di successo e di fiducia ripagata. La stessa fiducia che il buon vecchio Robert ripaga agli spettatori con costanza. George Mullen è un ex presidente di cui nessuno potrebbe mai dimenticarsi. Viene scelto per guidare gli Stati Uniti in un momento difficile, forse il più complesso della storia del paese. E se ci fosse da ricoprire un ruolo pesante in una serie che profuma di instant classic chi chiamereste, se non lui?
Il peso delle responsabilità è uno dei temi centrali di Zero Day. La serie parla degli Stati Uniti e degli statunitensi agli statunitensi, ma non rinuncia a una complessità profondamente umana per veicolare il suo messaggio. Ciò che alla fine del primo episodio può sembrare un escamotage spiazzante a indirizzare il tutto su binari completamente diversi (la sanità mentale di Mullen), in realtà si rivela essere una riflessione molto più profonda. Una riflessione sulla precaria vulnerabilità dell’animo umano. Zero Day guida lo spettatore nei meandri delle istituzioni politiche americane servendosi di un linguaggio volutamente asettico per poi rivelare la propria semplicità intrinseca. I personaggi, anche per parlare di sesso, non rinunciano alla propria immagine impostata (Roger e Alexandra). Ma poi viene sempre fuori la parte debole di ciascuno di loro, Mullen in primis.
La differenza che c’è tra un vecchio esaurito e un virus neurologico è la stessa che c’è tra ciò che la gente vuole sentire e ciò che deve sapere
Zero Day mette lo spettatore a suo agio fin dall’inizio, raccontando la giornata tipica di un uomo familiare. Quell’uomo è George Mullen ed è Robert De Niro: un presidente degli Stati Uniti e uno dei più grandi attori viventi. Due uomini della stessa ingombrante caratura che però ispirano innata fiducia. In quella quotidianità più volte scandita nella serie, tuttavia, George Mullen stava rischiando di affogarci. Per troppo tempo era stato confinato a una tranquillità che non gli è mai appartenuta. La storia del protagonista di Zero Day è quella di un uomo di potere decaduto che ha preferito nascondersi, ritirarsi, piuttosto che mostrarsi vulnerabile. La stessa vulnerabilità, tuttavia, sarà proprio la sua arma vincente alla fine della serie. L’ingresso di Mullen in aula mette a nudo l’esaltazione statunitense e rende vulnerabile chiunque al suo cospetto. Il presidente del popolo si torva di fronte a una scelta che non può sbagliare per una seconda volta.
Il finale di Zero Day riesce a essere comunque poetico nella sua prevedibilità. Il passato di Mullen è il sotto testo portante della storia, motivo per cui non poteva assolutamente voltarsi dall’altra parte. Non importa se anche il presidente in persona ti firma la giustificazione, né tanto meno l’umana volontà di un padre di salvare la propria figlia (dopo averne perso un altro). Se hai scelto di sposare una causa, negare la realtà a chi ti ha dato fiducia è come essere complice del disastro che devi smascherare. E nonostante ora abbia perso tutto per sua stessa mano, George Mullen può finalmente tornare a quella quotidianità in cui stava affogando, ma questa volta potrà nuotare davvero tranquillo e in pace con sé stesso, oltre che con la sua patria.